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All'opera di Mozart,
unica nella sua produzione per questo organico e
indiscusso capolavoro formale e strumentale, seguì, su
sua ammessa ispirazione e addirittura mantenendone la
tonalità, il più diretto quintetto di Beethoven.
L'abbinamento dei due lavori nel programma del
Quintetto Calliope sorge quindi spontaneo, anche
perché tra queste pagine è sottintesa una
straordinaria parabola che si apre, nel 1784, con uno
squarcio della maturità di Mozart e che si chiude, nel
1797, con un Beethoven giovanile e delicatamente
enunciativo dell'arte del grande compositore. |